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Lest review for this week. Second one of the third day of Soluzioni Semplici Festival with A Classic Education, Il Pan Del Diavolo, I Cani and many others. This time we’re looking at the series of concerts through the eyes of frestyl reporter Emanuela Marchetti. Emanuela runs the zine L’Ora Panda that focuses on comics and illustrations. She also helps organizing events such as Bilbolbul and Crack! and is freelancing as a English-Italian translator. Last but not least, she writes for music webzine Shiver. I really wonder if she sleeps.

Soluzioni Semplici Festival – Day 3: A Classic Education, I Cani, Pan Del Diavolo, Alessandra Celletti, Cat Claws, The Jacqueries, Carpacho & Babalot. Recensione e foto di Emanuela Marchetti.

Nella bellissima location della Casa del Jazz, a Roma, tra la Cristoforo Colombo e Caracalla, ci si poteva forse anche girare un film domenica pomeriggio. C’era infatti una luce bellissima. Oltre al famoso litorale romano domenica la città offriva allietanti divertimenti tra cui il festival di Soluzioni Semplici al quale mi sono precipitata in vespa.

Babalot è salito sul palco alle 17 e 30 proprio mentre ero fuori a legare il motorino. Entrando mi sono accorta subito di quanto diamine sia bella l’estate e colta da un brivido di euforia mi sono posizionata nelle prime file seduta su una sedia blu.

Dopo circa 40 minuti sul palco c’erano i Carpacho!, divertenti, molto divertenti, indie pop italiano un po’ trascurato e meno pettinato dei britannici (brittannici in generale), forse un po’ timidi si sono lasciati andare dopo due, tre pezzi ed hanno fatto un buon concerto.
Dopo mi sono andata a prendere una birra e ho iniziato ad avvertire l’attesa di cambio palco.


Carpacho!

Eccoli finalmente sul palco i Cat Claws, ben conosciuti qui a Roma ma anche per gli aficionados del genere fuori le mura. La cantante del gruppo appare a noi comuni mortali sul palco con la parrucca rosa e gli occhiali da sole, accompagnata dagli altri 4 sono riusciti a far alzare la poca gente rimasta sulla sedie ben disposte ed a farci muovere un po’ mani e piedi. Molto bravi live, lei bravissima a tenere la scena, hanno suonato 40 minuti circa.


Cat Claws

Oltre all’attesa per il cambio palco, intorno a me la gente continuava ad aumentare, e l’attesa per la fila al bagno anche, così mentre innumerevoli file invadevano i servizi della Casa del Jazz mi accesi l’ennesima sigaretta rifiutando alla fila per la birra e guardando The Jacqueries. 5 ragazzi molto giovani, italiani, timidi ma bravi, hanno suonato un brit pop nostalgico un po’ masticato di tradizione italiana, condito da un enorme coniglio bianco che saltava sul palco durante il concerto cercando di portare un po’ di circo e stupore tra il pubblico.


The Jacqueries, and the White Rabbit

Oltre ai Jacqueries e ai Cat Claws, altro gioiello della 42 Records partecipante al festival è stato I Cani. Ormai a serata inoltrata, dove la gente continuava ad arrivare, hanno suonato I Cani, che nonostante l’album di debutto datato pochi mesi fa sono stati molto bravi. Hanno tenuto il palco per circa un’ora e mi hanno decisamente divertito, ma anche in qualche modo sollevato. I loro testi crudi e diretti in contrasto netto con le chitarre pop, danno conferma a quel qualcosa di più che c’è nella scena musicale indie pop e rock romana da un po’ di tempo a questa parte, intorno al Circolo degli Artisti e non solo.

Mi sono sembrati molto sinceri sul palco e forse la maggiorparte di noi li conosceva già e quindi li ha saputi apprezzare, per gli altri posso permettermi di dire che hanno anche loro apprezzato con applausi e partecipazione, dopotutto sentir cantare certe realtà fa sempre bene: “I critici musicali ora hanno il blog. Gli artisti in circolo al Circolo degli Artisti. I falsi nerd con gli occhiali da nerd. I radical chic senza radical. (…) Mentre aspiranti DJ aspirano coca aspiranti attrici sospirano languide con gli autori tv, gli stagisti alla Fox, i registi di clip. I falliti, i delusi, i depressi, i frustrati” (Velleità da “Il sorprendente album d’esordio dei Cani”).

Prima di loro Alessandra Celletti al pianoforte e gli A Classic Education hanno fatto da spartiacque tra giorno e notte mentre, tra chi si rifocillava e chi faceva la fila, intratteneva un pubblico un po’ stanco ed un po’ spaesato.


A Classic Education

A fine serata sono saliti sul palco il Pan del Diavolo, 2 chitarre ed una batteria a sostituire la solita grancassa di Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo. Sul palco per un’ora o poco più, hanno svegliato tutti. Sono stati seguiti, cantati e ballati dalla maggior parte del pubblico presente. Sicuramente i più attesi della serata, hanno iniziato infatti per ultimi, suonando fino a tardi poi tra il pubblico, facendolo anche cantare.

Ma che volete di più!
Dopotutto qualche attesa può anche essere piacevolmente sopportata.

:: emanuela

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The third date of Soluzioni Semplici Festival was quite a rich one. A music-packed day with nearly 10 bands on stage, including A Classic Education, I Cani and Pan Del Diavolo. Here comes the first review, written by frestyl reporter Alessandra Buscemi. Alessandra has studied Fashion Design and is now looking for a job. In the meantime, she enjoys going to lots of concerts and showing her friends new music horizons. I would do the same, honestly.

Soluzioni Semplici Festival – Day 3: A Classic Education, I Cani, Pan Del Diavolo, Alessandra Celletti, Cat Claws, The Jacqueries, Carpacho & Babalot. Recensione e foto di Alessandra Buscemi.

C’è un modo migliore di scoprire musica se non ascoltandola e vedendola direttamente live? Secondo me no e in questa terza giornata del Soluzioni Semplici Festival posso dire di averne scoperta più di quanto immaginassi.

Suonano ben otto gruppi dei quali sei di questi per mia, diciamo, “pigrizia” per un motivo o per l’altro non mi sono soffermata ad ascoltare oltre al nome. Quindi oltre ai nomi dei gruppi le scalette delle canzoni dei primi 6 gruppi purtroppo non ve le so dire (anche per mia poca memoria se ne hanno nominata qualcuna).


Babalot

Alle 17.20 aprono i Babalot che riescono a scaldare bene l’atmosfera, anche se c’era ancora poca gente e quel poco era come intimorita ad alzarsi dalle sedie e andare sotto al palco per gustarsi anche un po’ meglio la band. Cantano quelle poche canzoni, (tra quelle che riesco a ricordarmi ci sono Dante e Maggio) quando già arriva il momento dei saluti per cambiare strumentazione sul palco e far salire un altro gruppo, i Carpacho! Altra band che sa scaldare bene il pubblico e i suoi fan, che ancora rimangono seduti sulle loro sedie cantano a tutta voce le loro canzoni tra le quali Il Reale Mi Dà L’Asma chiudendo con l’omonima C.A.R.P.A.C.HO. dove il fiato dei fan nel ritornello si fa sentire tutto e ricordano per chi non li conosceva che potevano trovarli in giro e che non erano i camerieri!


Carpacho!

Scendono i Carpacho! ed è tempo di un altro cambio palco.
Sono da poco le 18:45 circa e salgono sul palco i Cat Claws capitanati questa volta da una cantane vestita di bianco con pois neri e una parrucca rosa, che finalmente riesce a smuovere il pubblico (che pian piano aumenta) e a farlo andare sotto al palco a scaldare anche le articolazioni! Cantante molto carismatica che tra una canzone e l’altra ogni tanto imbraccia una chitarra e ad un certo punto si toglie la parruca per continuare a cantare al naturale.


Cat Claws

Ma sì sa quando ci si diverte il tempo passa velocemente e finisce anche il loro tempo del concerto per far spazio ai The Jacqueries, gruppo che riesce a far tenere bello movimentato il pubblico anche grazie al coniglio che dal palco scende giù per farlo pogare. Tra le loro canzoni spicca anche una bella cover di I Try di Macy Gray riadattata al loro sound ma che risulta (a mio parere) molto più piacevole dell’originale!


The Jacqueries

Con il finale dei The Jacqueries si avvicina il tramonto e anche l’ora dell’aperitivo e come farlo al meglio se non seduti ad ascoltare Alessandra Celletti e il suo pianoforte? La Celletti e il suo pianoforte inaugurano anche la durata più lunga delle performance con ben un’ora di suonato. Tra una canzone e l’altra si sente il pubblico urlare vari “brava” tutto meritatissimi!


Alessandra Celletti

Dopo la sua ora è come se ci risvegliasse da un bel sogno, dal mondo parallelo dell’onirico.
Comincia a calare la notte e seguono a suonare gli A Classic Education. Il pubblico torna a cantare sotto il palco per goderseli al meglioe tra le loro varie canzoni spunta una bellissima cover di Elvis: Crow Fish. Qualche altra canzone per gli A Classic Education ed arriva il tempo di un nuovo gruppo.


A Classic Education

Salgono sul palco I Cani, che sono reclamati a gran voce dal pubblico. Salgono sul palco con una busta di carta per mascherare il loro volto e non farsi riconoscere, partono con la strumentale Theme From The Cameretta ma appena finita si tolgono le buste dal volto e c’è una piccola sorpresa, salgono sul palco i veri Cani che cominciano a cantare Le coppie. Il pubblico, che dal pomeriggio è aumentato, non fa altro che ballare e cantare accompagnandoli parola per parola, canzone per canzone. Il live dura fin troppo poco e il gruppo chiude con Velleità.


I Cani

I Cani scendono dal palco e subito il pubblico li reclama a gran voce ma purtroppo non c’è nulla da fare, il cambio palco si sta già effettuando lasciando spazio all’ultimo gruppo della serata: Il Pan Del Diavolo.

Sono le 23:10 quando salgono sul palco e in questa data non sono in due ma bensì in tre! Alessandro (voce, chitarra e grancassa) e Gianluca (chitarra dodici corde) sono accompagnati alla batteria da Umberto Giardini (Pineda, Moltheni) e partono subito con Il Mistero Dello Specchio Rotto ma già alla fine della seconda canzone Coltiverò L’Ortica l’ospite alla batteria se ne va per lasciare il gruppo alla formazione originale. La gente canta a squarciagola tutte le canzoni e chi non li conosceva aveva espressioni di stupore ma li accompagnava piacevolmente con il battere delle mani a tempo della grancassa.
Il concerto continua ma il gruppo a qualche canzone vede rientrare a qualche canzone l’accompagnamento di Umberto Giardini come in Bomba Nel Cuore e nel finale di Farà Cadere Lei che lo trasforma in qualcosa di più emozionante e ritmato di quanto non sia già di suo.

E’ finito il concerto, Il Pan Del Diavolo scende dal palco e il pubblico reclama a gran voce la canzone Africa, ma non c’è nulla da fare i tecnici stanno già portando via la strumentazione. Un po’ di pubblico si ritrova nel retro del palco per congratularsi con il gruppo e farsi fare autografi, ma non c’è via di uscita, il pubblico vuole Africa e riescono a convincere Gianluca ad andare a prendere la chitarra e ad Alessandro a intonarla accompagnato da quel poco di pubblico, il che a reso il tutto ancora più piacevole!

Una gran bella giornata di buona musica da scoprire e ascoltare con il cuore e con passione che difficilmente si cancellerà dalla memoria.

:: alessandra

The winner of our “frestyl reporter” contest for Mi Ami, Tommaso Bertelli, has reviewed the second day of the festival (11th June), which was also his last day at Mi Ami as on the Sunday his duty as an Italian citizen won over his duty as a frestyl reporter (that weekend we had to vote for referendum). And that’s a good thing! So here is the review, in Italian, of course.

Recensione del secondo giorno del MI AMI 2011: 11 giugno – by Tommaso Bertelli

La storia si ripete, come spesso capita. Si replica il giorno successivo, sabato. Stesso copione: esco di casa col sole, arrivo al Magnolia con diluvio. Più breve, ma più intenso. Secchiate d’acqua dal cielo. C’è sempre più fango nel parco, che sempre più acqua per terra. C’è sempre più rock.

Entro e sul Pertini stanno suonando gli Smart Cops, carichi come delle molle. Di rosso e nero vestiti trasudano energia. Ma oggi decido che è il palco Collinetta quello cui dedicherò le maggiori attenzioni, visto che in scaletta ci sono una serie di band giovani e interessanti. Primi tra tutti i Be Forest, che sono in tre, che sono giovani e soprattutto che sono bravi. Li seguono a ruota i Radio Days, che con un look molto mods sembrano la versione italiana e sfigatella dei Franz Ferdinand.


I Be Forest potrebbero benissimo essere una band indie americana che appare su Pitchfork

Guardandomi intorno si capisce che la giornata di oggi è meno mono-genere di quanto lo fosse ieri. Gironzolando nel parco, tra gli stand, sotto i palchi ci sono ragazzi di ogni genere e vestiti in maniera totalmente diversa, molti dei quali sembrano appena usciti da uno scontro a fuoco e con bombe a mano con il proprio armadio, ma alla fine tutto fa colore e soprattutto fatti loro! L’atmosfera è più colorata e divertente di quanto non fosse venerdì e ci sono anche un sacco di bambini e più di una volta ho rischiato seriamente di calpestarne un paio.


Mi Ami crowd

A rompere questa magia arriva la prima delusione della giornata e cioè che i Death in Plains che ero curiosissimo di sentire sono rimandati ad un’ora tarda, su un terzo minuscolo palco, a causa dei ritardi dovuti alla pioggia. Peccato perché suoneranno in contemporanea ai Casino Royale e nessuno, o almeno non io, andrà a sentirli. Sul palco salgono i Babalot che in sei non fanno neanche mezzo Rino Gaetano, perché loro lì puntano.


Il restio Babalot canta al Mi Ami accompagnato dalla sua band

A questo punto bevo una sonora birra e mi lascio trasportare dalla solita schizofrenia per tentare di seguire in contemporanea gli Iori’s Eyes, che risultano troppo naif e anni ’80 per i miei personali gusti, e gli LN Ripley, side project di Ninja, batterista dei Subsonica. Un grandissimo show! Energia pura. I primi, in due giorni, che giocano anche molto sulla componente visiva dello spettacolo e non solo su quella musicale. Tre enormi occhi di plastica gialli compaiono sul palco che nel frattempo si riempie di fumo. Dalla nebbia spuntano i componenti del gruppo, tutti mascherati. L’impatto è devastante! La carica di Viktor, il frontman, che dopo una canzone rivela il suo volto già sudato, è incredibile. Non sta fermo un attimo e canta con grande energia. Dietro i musicisti che rimangono mascherati macinano note e valvole dei sintetizzatori. Grandi!


Lo show pirotecnico dei LN Ripley

La serata si chiude con il live più atteso, quello dei Casino Royale. La storica band milanese, che in questi giorni torna con un nuovo disco, sale sul palco che son da poco passate le 23 e la folla che ormai riempie il piazzale davanti il palco principale esplode. I nuovi pezzi (Io e la mia ombra e Ogni uomo, una radio) si mischiano alle hit della band capitanata da Alioscia (Crx, Sempre più vicino, Ogni singolo giorno e Royale’Sound). È anche il primo momento in due giorni in cui la politica fa la sua comparsa al MiAmi, e non potrebbe essere altrimenti quando sul palco c’è una band che ha legato il suo nome a doppio filo con la città, questa città che nell’ultimo mese ha assistito ad uno dei cambiamenti più epocali cui io abbia avuto occasione di partecipare. Che sia forse il momento che la “Milano fratricida” che i Casino Royale cantavano nel lontano 1997 sia scomparsa? Speriamo.


Casino Royale, missione speciale, pronti a decollare

Dopo oltre un’ora di live Alioscia e soci abbandonano il palco e la giornata finisce. Torno a casa con la convinzione che il MiAmi sia uno di quegli eventi che fanno bene al morale, di tutti: dei gruppi e degli artisti che vedono un’incredibile partecipazione del pubblico, nonostante le avversità atmosferiche. E fa bene anche al pubblico che in tre giorni vede quanto di meglio l’Italia possa offrire in ambito musicale. Vero è che di qui passano solo artisti e realtà indipendenti, ma piccoli e pochi è meglio. Non sentiamo il bisogno di riempire stadi o parchi veneziani, posto poi che neanche i grandi ci riescono…
Al prossimo anno MiAmi.

:: thomas mann

PS: potete trovare le altre foto di Tommaso Bertelli del Mi Ami QUI