And right away, here comes the second review of the second day of Soluzioni Semplici Festival. This time the concert of Valentina Lupi and Marta Sui Tubi is described through words and pictures by frestyl reporter Francesca Tavera. Francesca is finishing up her Communications degree in Rome, rarely misses a gig and wants to become a music journalist.

As we previously said, our choice of having 2 reporters per night is a little experiment aimed at showing different perspectives on a single music experience. Enjoy.

Soluzioni Semplici Festival – Day 2: Valentina Lupi e Marta Sui Tubi. Recensione e foto di Francesca Tavera.

Sabato 2 luglio ho assistito ai live del Festival Soluzioni Semplici, che prevedevano sul palco Valentina Lupi e i Marta sui Tubi. Arrivo con un largo anticipo, che mi permette di girare un po’ e godermi l’atmosfera intima e pacifica, aiutata anche dal tramonto e da un’aria ventilata.

La gente passeggia e chiacchiera in attesa dell’inizio dello show, e Valentina Lupi e la sua band si inseriscono perfettamente nel clima che si è creato, iniziando quasi in sordina il loro show.

Vincitrice del concorso musicale “Primo maggio tutto l’anno” 2007, quest’artista, dalla voce particolare, ma perfetta per La Casa del Jazz, grazie al suo timbro graffiato con delle affascinanti tinte soul, presenta in quest’occasione il suo secondo album Atto Terzo, più movimentato del primo Non Voglio Restare Cappuccetto Rosso, ma sicuramente altrettanto intimo e con testi che denotano, ancora una volta, un desiderio di riscatto.

La sua scaletta alterna pezzi lenti e riflessivi e altri arrabbiati o ironici, ma sicuramente più movimentati, come l’interessante Non è cambiato nulla o la rock Io e le tue parole, che le permettono di attirare l’attenzione di un pubblico un po’ distratto e in attesa dei Marta sui Tubi, che però risponde bene e raccoglie volentieri l’invito di alzarsi dalle sedie situate sotto il palco, cosa che né pubblico né artisti hanno gradito.

Degna di nota e commovente l’interpretazione, poco prima di lasciare il palco, della canzone Cristo al mandrione, scritta da Pier Paolo Pasolini per Gabriella Ferri; un’omaggio a Roma molto sentito e molto apprezzato dal pubblico, che si ferma in silenzio per qualche minuto, ringraziando poi con un lungo applauso.

Alle 22 è il momento più atteso della serata: i Marta sui Tubi salgono sul palco, ma senza strumenti, smorzando subito gli applausi e chiedendo silenzio al pubblico.

Giovanni Gulino legge, con voce un po’ incazzata e un po’ commossa, il comunicato stampa rilasciato dagli amici di Alberto Bonanni, il musicista aggredito il sabato precedente a Roma, a Rione Monti e che si trova tuttora in coma. Tiene a sottolineare che Alberto, al contrario di quanto hanno scritto molti giornali, non è morto, e quindi, al posto del solito minuto di silenzio, con una rabbia contagiosa, chiede al pubblico un minuto di casino totale, aiutato dal suo gruppo che con chitarra, batteria, e amplificatori al massimo, rende a noi il compito molto più semplice. E’ un minuto di applausi, urla, salti e vero casino, ma partecipato e sentito.

Nemmeno il tempo di lasciarci respirare, che il concerto inizia subito con La Spesa, che scatena una piccola rivoluzione che fa si che, finalmente oserei dire, le sedie vengano definitivamente abbandonate, e si crei una piccola folla di gente danzante sotto il palco!

Interessanti i pezzi del nuovo album Carne Con Gli Occhi, come La Canzone Del Labirinto, Di Vino e Le Cose Più Belle Son Quelle Che Durano Poco che i più affezionati conoscevano già a memoria! Esilaranti gli sketch “politicamente scorretti” su Bossi e Santanchè, che hanno trovato un pubblico abbastanza schierato, quasi completamente d’accordo, e interessanti ma un po’ troppo urlati momenti in cui il gruppo cercava di sensibilizzare il pubblico sul problema della spazzatura a Napoli e sulla disoccupazione del sud.

Il momento più emozionante del concerto, forse perché è una canzone a cui sono molto legata, è stata la perfetta esecuzione di Vecchi Difetti, che ha visto un pubblico coinvolto con qualche lacrima sparsa. Fantastico anche il momento in cui, consci del fatto che non siano tantissimi i siciliani a Roma, durante l’esecuzione di Muratury, Mattia Boschi solleva un cartello “fai da te” con su scritto il ritornello “Prima era zita cu sbirro ora sugnu zita cu un muratury”, che il pubblico canta a squarciagola.

Dopo Amore Amaro, e una pausa prima del bis sempre “politicamente scorretta” il concerto finisce, dopo quasi due ore, con un paio di canzoni dell’album nuovo, con loro che si dicono emozionatissimi per aver di nuovo suonato in una Roma che ogni volta li accoglie con sempre più pubblico, e con un pubblico soddisfatto e che li acclama per un secondo bis, però mancato.

Come prevedibile, la maggior parte delle persone erano presenti per questo gruppo che, con violoncello e strumenti acustici, sa trascinare il suo pubblico con il rock che io considero più vero, fatto con voce, pochi strumenti, ma tanto bisogno di comunicare, più che con urla e distorsioni.

Un gruppo che live non avevo ancora mai sentito, ma che sono stata contenta di scoprire anche in questa versione, e che sono certa, da oggi seguirò con molta più attenzione.

:: francesca