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Lest review for this week. Second one of the third day of Soluzioni Semplici Festival with A Classic Education, Il Pan Del Diavolo, I Cani and many others. This time we’re looking at the series of concerts through the eyes of frestyl reporter Emanuela Marchetti. Emanuela runs the zine L’Ora Panda that focuses on comics and illustrations. She also helps organizing events such as Bilbolbul and Crack! and is freelancing as a English-Italian translator. Last but not least, she writes for music webzine Shiver. I really wonder if she sleeps.

Soluzioni Semplici Festival – Day 3: A Classic Education, I Cani, Pan Del Diavolo, Alessandra Celletti, Cat Claws, The Jacqueries, Carpacho & Babalot. Recensione e foto di Emanuela Marchetti.

Nella bellissima location della Casa del Jazz, a Roma, tra la Cristoforo Colombo e Caracalla, ci si poteva forse anche girare un film domenica pomeriggio. C’era infatti una luce bellissima. Oltre al famoso litorale romano domenica la città offriva allietanti divertimenti tra cui il festival di Soluzioni Semplici al quale mi sono precipitata in vespa.

Babalot è salito sul palco alle 17 e 30 proprio mentre ero fuori a legare il motorino. Entrando mi sono accorta subito di quanto diamine sia bella l’estate e colta da un brivido di euforia mi sono posizionata nelle prime file seduta su una sedia blu.

Dopo circa 40 minuti sul palco c’erano i Carpacho!, divertenti, molto divertenti, indie pop italiano un po’ trascurato e meno pettinato dei britannici (brittannici in generale), forse un po’ timidi si sono lasciati andare dopo due, tre pezzi ed hanno fatto un buon concerto.
Dopo mi sono andata a prendere una birra e ho iniziato ad avvertire l’attesa di cambio palco.


Carpacho!

Eccoli finalmente sul palco i Cat Claws, ben conosciuti qui a Roma ma anche per gli aficionados del genere fuori le mura. La cantante del gruppo appare a noi comuni mortali sul palco con la parrucca rosa e gli occhiali da sole, accompagnata dagli altri 4 sono riusciti a far alzare la poca gente rimasta sulla sedie ben disposte ed a farci muovere un po’ mani e piedi. Molto bravi live, lei bravissima a tenere la scena, hanno suonato 40 minuti circa.


Cat Claws

Oltre all’attesa per il cambio palco, intorno a me la gente continuava ad aumentare, e l’attesa per la fila al bagno anche, così mentre innumerevoli file invadevano i servizi della Casa del Jazz mi accesi l’ennesima sigaretta rifiutando alla fila per la birra e guardando The Jacqueries. 5 ragazzi molto giovani, italiani, timidi ma bravi, hanno suonato un brit pop nostalgico un po’ masticato di tradizione italiana, condito da un enorme coniglio bianco che saltava sul palco durante il concerto cercando di portare un po’ di circo e stupore tra il pubblico.


The Jacqueries, and the White Rabbit

Oltre ai Jacqueries e ai Cat Claws, altro gioiello della 42 Records partecipante al festival è stato I Cani. Ormai a serata inoltrata, dove la gente continuava ad arrivare, hanno suonato I Cani, che nonostante l’album di debutto datato pochi mesi fa sono stati molto bravi. Hanno tenuto il palco per circa un’ora e mi hanno decisamente divertito, ma anche in qualche modo sollevato. I loro testi crudi e diretti in contrasto netto con le chitarre pop, danno conferma a quel qualcosa di più che c’è nella scena musicale indie pop e rock romana da un po’ di tempo a questa parte, intorno al Circolo degli Artisti e non solo.

Mi sono sembrati molto sinceri sul palco e forse la maggiorparte di noi li conosceva già e quindi li ha saputi apprezzare, per gli altri posso permettermi di dire che hanno anche loro apprezzato con applausi e partecipazione, dopotutto sentir cantare certe realtà fa sempre bene: “I critici musicali ora hanno il blog. Gli artisti in circolo al Circolo degli Artisti. I falsi nerd con gli occhiali da nerd. I radical chic senza radical. (…) Mentre aspiranti DJ aspirano coca aspiranti attrici sospirano languide con gli autori tv, gli stagisti alla Fox, i registi di clip. I falliti, i delusi, i depressi, i frustrati” (Velleità da “Il sorprendente album d’esordio dei Cani”).

Prima di loro Alessandra Celletti al pianoforte e gli A Classic Education hanno fatto da spartiacque tra giorno e notte mentre, tra chi si rifocillava e chi faceva la fila, intratteneva un pubblico un po’ stanco ed un po’ spaesato.


A Classic Education

A fine serata sono saliti sul palco il Pan del Diavolo, 2 chitarre ed una batteria a sostituire la solita grancassa di Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo. Sul palco per un’ora o poco più, hanno svegliato tutti. Sono stati seguiti, cantati e ballati dalla maggior parte del pubblico presente. Sicuramente i più attesi della serata, hanno iniziato infatti per ultimi, suonando fino a tardi poi tra il pubblico, facendolo anche cantare.

Ma che volete di più!
Dopotutto qualche attesa può anche essere piacevolmente sopportata.

:: emanuela

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The third date of Soluzioni Semplici Festival was quite a rich one. A music-packed day with nearly 10 bands on stage, including A Classic Education, I Cani and Pan Del Diavolo. Here comes the first review, written by frestyl reporter Alessandra Buscemi. Alessandra has studied Fashion Design and is now looking for a job. In the meantime, she enjoys going to lots of concerts and showing her friends new music horizons. I would do the same, honestly.

Soluzioni Semplici Festival – Day 3: A Classic Education, I Cani, Pan Del Diavolo, Alessandra Celletti, Cat Claws, The Jacqueries, Carpacho & Babalot. Recensione e foto di Alessandra Buscemi.

C’è un modo migliore di scoprire musica se non ascoltandola e vedendola direttamente live? Secondo me no e in questa terza giornata del Soluzioni Semplici Festival posso dire di averne scoperta più di quanto immaginassi.

Suonano ben otto gruppi dei quali sei di questi per mia, diciamo, “pigrizia” per un motivo o per l’altro non mi sono soffermata ad ascoltare oltre al nome. Quindi oltre ai nomi dei gruppi le scalette delle canzoni dei primi 6 gruppi purtroppo non ve le so dire (anche per mia poca memoria se ne hanno nominata qualcuna).


Babalot

Alle 17.20 aprono i Babalot che riescono a scaldare bene l’atmosfera, anche se c’era ancora poca gente e quel poco era come intimorita ad alzarsi dalle sedie e andare sotto al palco per gustarsi anche un po’ meglio la band. Cantano quelle poche canzoni, (tra quelle che riesco a ricordarmi ci sono Dante e Maggio) quando già arriva il momento dei saluti per cambiare strumentazione sul palco e far salire un altro gruppo, i Carpacho! Altra band che sa scaldare bene il pubblico e i suoi fan, che ancora rimangono seduti sulle loro sedie cantano a tutta voce le loro canzoni tra le quali Il Reale Mi Dà L’Asma chiudendo con l’omonima C.A.R.P.A.C.HO. dove il fiato dei fan nel ritornello si fa sentire tutto e ricordano per chi non li conosceva che potevano trovarli in giro e che non erano i camerieri!


Carpacho!

Scendono i Carpacho! ed è tempo di un altro cambio palco.
Sono da poco le 18:45 circa e salgono sul palco i Cat Claws capitanati questa volta da una cantane vestita di bianco con pois neri e una parrucca rosa, che finalmente riesce a smuovere il pubblico (che pian piano aumenta) e a farlo andare sotto al palco a scaldare anche le articolazioni! Cantante molto carismatica che tra una canzone e l’altra ogni tanto imbraccia una chitarra e ad un certo punto si toglie la parruca per continuare a cantare al naturale.


Cat Claws

Ma sì sa quando ci si diverte il tempo passa velocemente e finisce anche il loro tempo del concerto per far spazio ai The Jacqueries, gruppo che riesce a far tenere bello movimentato il pubblico anche grazie al coniglio che dal palco scende giù per farlo pogare. Tra le loro canzoni spicca anche una bella cover di I Try di Macy Gray riadattata al loro sound ma che risulta (a mio parere) molto più piacevole dell’originale!


The Jacqueries

Con il finale dei The Jacqueries si avvicina il tramonto e anche l’ora dell’aperitivo e come farlo al meglio se non seduti ad ascoltare Alessandra Celletti e il suo pianoforte? La Celletti e il suo pianoforte inaugurano anche la durata più lunga delle performance con ben un’ora di suonato. Tra una canzone e l’altra si sente il pubblico urlare vari “brava” tutto meritatissimi!


Alessandra Celletti

Dopo la sua ora è come se ci risvegliasse da un bel sogno, dal mondo parallelo dell’onirico.
Comincia a calare la notte e seguono a suonare gli A Classic Education. Il pubblico torna a cantare sotto il palco per goderseli al meglioe tra le loro varie canzoni spunta una bellissima cover di Elvis: Crow Fish. Qualche altra canzone per gli A Classic Education ed arriva il tempo di un nuovo gruppo.


A Classic Education

Salgono sul palco I Cani, che sono reclamati a gran voce dal pubblico. Salgono sul palco con una busta di carta per mascherare il loro volto e non farsi riconoscere, partono con la strumentale Theme From The Cameretta ma appena finita si tolgono le buste dal volto e c’è una piccola sorpresa, salgono sul palco i veri Cani che cominciano a cantare Le coppie. Il pubblico, che dal pomeriggio è aumentato, non fa altro che ballare e cantare accompagnandoli parola per parola, canzone per canzone. Il live dura fin troppo poco e il gruppo chiude con Velleità.


I Cani

I Cani scendono dal palco e subito il pubblico li reclama a gran voce ma purtroppo non c’è nulla da fare, il cambio palco si sta già effettuando lasciando spazio all’ultimo gruppo della serata: Il Pan Del Diavolo.

Sono le 23:10 quando salgono sul palco e in questa data non sono in due ma bensì in tre! Alessandro (voce, chitarra e grancassa) e Gianluca (chitarra dodici corde) sono accompagnati alla batteria da Umberto Giardini (Pineda, Moltheni) e partono subito con Il Mistero Dello Specchio Rotto ma già alla fine della seconda canzone Coltiverò L’Ortica l’ospite alla batteria se ne va per lasciare il gruppo alla formazione originale. La gente canta a squarciagola tutte le canzoni e chi non li conosceva aveva espressioni di stupore ma li accompagnava piacevolmente con il battere delle mani a tempo della grancassa.
Il concerto continua ma il gruppo a qualche canzone vede rientrare a qualche canzone l’accompagnamento di Umberto Giardini come in Bomba Nel Cuore e nel finale di Farà Cadere Lei che lo trasforma in qualcosa di più emozionante e ritmato di quanto non sia già di suo.

E’ finito il concerto, Il Pan Del Diavolo scende dal palco e il pubblico reclama a gran voce la canzone Africa, ma non c’è nulla da fare i tecnici stanno già portando via la strumentazione. Un po’ di pubblico si ritrova nel retro del palco per congratularsi con il gruppo e farsi fare autografi, ma non c’è via di uscita, il pubblico vuole Africa e riescono a convincere Gianluca ad andare a prendere la chitarra e ad Alessandro a intonarla accompagnato da quel poco di pubblico, il che a reso il tutto ancora più piacevole!

Una gran bella giornata di buona musica da scoprire e ascoltare con il cuore e con passione che difficilmente si cancellerà dalla memoria.

:: alessandra

Here we are again, with the first review of the second day of the Soluzioni Semplici Festival at La Casa Del Jazz, featuring, this time, Marta Sui Tubi and Valentina Lupi. This review is by frestyl reporter Giulia Trapuzzano whom we’ve met and read in the previous post about Brunori SAS and Le Luci Della Centrale Elettrica. Buona lettura.

Soluzioni Semplici Festival – Day 2: Valentina Lupi e Marta Sui Tubi. Recensione e foto di Giulia Trapuzzano

La seconda giornata del Soluzioni Semplici Festival viene aperta da Valentina Lupi. Ammetto di non conoscerla bene e di non essermi nemmeno molto informata sul suo conto, decido insomma di presentarmi all’ascolto priva di qualsiasi pregiudizio.

La cantante ha un buon sound, tra il rock e il blues senza trascurare dei piacevoli richiami jazz. Si accompagna a musicisti capacissimi ed è molto molto donna. Le sue canzoni parlano di amore e autodeterminazione, di indipendenza e consapevolezza. E’ indignata. In Non è Cambiato Nulla deride quell’uomo un po’ padre e un po’ professore che viene a migliorarti, a plasmarti, a riconsiderarti con la sottile didattica dell’inadeguatezza. Si scaglia contro questo paese che concepisce la donna ancora come merce di scambio, nudo diletto. Contro la sterile retorica che ci vuole belle, intelligenti, fragili da consolare ma di polso e brutali, ricche di un testosterone preso in eredità da non si sa chi, passionali ma controllate, premurose, materne ma con le palle.

Valentina ci racconta le donne con le parole di un’amica, di un’amica che scrive e pensa veramente bene. La Mia Colpa e Il Modo Migliore dimostrano una profonda sensibilità per un tema difficile come quello dell’incomunicabilità; quando l’amore, per quanto intenso, non può unire due persone diverse fino a farle diventare la stessa cosa. Qualcuno che conosco una volta disse: “Si può capire come funziona uno scaldabagno, ma uomo e donna non sono fatti per comprendersi”. Valentina dice la stessa cosa ma lo fa sicuramente meglio, con una frase di sintesi perfetta: Io non posso costruire un cuore, ma posso avvicinarmi a un cuore.

Dimostra attenzione, cura e ricerca del dettaglio. Non c’è una sola parola fuori posto, né un suono di troppo. La sua voce è graffiante e la carica emotiva è evidente. Purtroppo però non scalda abbastanza il pubblico, anche se io credo che il potenziale ci sia e non tarderà a farsi sentire sempre più chiaramente.

Anche i Marta sui Tubi scelgono di impostare il live su un tema vivissimo e attuale. Aprono con una lettera degli amici di Alberto Bonanni, il musicista aggredito a Rione Monti la sera del 25 giugno. La band dedica al ragazzo un minuto, non di silenzio bensì di totale rumore, di fracasso esorcizzante e grida perché “Alberto non è morto”.

Il concerto è una grandiosa onda tellurica, fa tremare gli animi, i corpi, le sedie. Il malessere sublimato impatta contro un’incontenibile voglia di vivere e urlare. Sono ironici e primitivi, mescolano rabbia a sapiente cabarettismo. Sempre a metà tra lo sperimentale e la tradizione melodica italiana, slanci quasi punk e hardcore e tanto, tantissimo sudore. Ritmi serrati di Paolini e arpeggi struggenti di Pipitone, note in un attimo furiose e presto malinconiche di Pischedda, il violoncello commovente di Boschi e la voce energica di Gulino. La partecipazione non può in alcun modo essere passiva, il tutto è travolgente e irresistibile. La band si riconferma toccante e intensa con brani come La Spesa, Vecchi Difetti e Pensieri a Sonagli, turbolenta, rabbiosa e instancabile con L’Unica Cosa, passando per Cinestetica e Dominique che fa sorgere in Pipitone un quesito spontaneo: “Ma perché parliamo sempre di stronze?”.

Il pubblico è definitivamente innamorato, in sintonia perfetta con gli artisti a condividere ossessioni, isterismi e sentimenti.

I Marta sui Tubi sono uomini, musicisti e parolieri innegabilmente abili e consapevoli, lucidi, completi. Sempre in grado di stupire, coinvolgere, emozionare.

:: giulia

And here comes the second review of the first day of Soluzioni Semplici Festival at La Casa Del Jazz with Brunori SAS and Le Luci Della Centrale Elettrica. This time we have our frestyl reporter Giulia Trapuzzano telling us her experience of the show through words and pictures. Giulia says about herself “I’m a blogger who has nothing to say but finds a way to say it everywhere to everyone. A good tradition since 1990.” Pretty interesting, right?

Soluzioni Semplici Festival – Day 1: Brunori SAS & Le Luci Della Centrale Elettrica. Recensione e foto di Giulia Trapuzzano

Brunori, lo sappiamo, ha questa capacità innata di divertire e assieme commuovere. Quelli del Vol.2 sono ritratti teneri e disgraziati, ogni strofa è di una dolcezza crudele. Alterna a brani vecchi i più nuovi, intessendo una trama musicale fitta di rock’n’roll e nostalgici romanticismi. Il giovane Mario, passando per Lei, lui Firenze e alzando definitivamente la temperatura con Rosa. Seguono Tre capelli sul comò e Fra milioni di stelle. E poi richiami a tutto il meglio del Vol.1: Come stai, Paolo, Il pugile, Italian Dandy e soprattutto Guardia ’82 che si trasforma subito in un coro appassionato di frequentatori, più o meno giovani, di un po’ tutte le spiagge italiane di sempre.

Brunori è il dandy di ritorno da un viaggio nei ricordi, pronto a tuffarsi – animo galante e camicie improbabili – in una verità spietata, pungente ma al contempo deliziosa, carica di vita e compromessi, quotidianità e innocenti menzogne. E’ un live innamorato, giocoso, di squisita ironia e senza sbavature sonore.

Tra il pubblico personaggi pittoreschi gridano folle amore; in pausa tra un brano e l’altro si alza dalle voci un “Dario, amami!” e un infervorato “You’re crazy, boy!”, e poi bambini che ballano sul prato e ragazzi che timidamente cercano di avvicinarsi al palco ribellandosi alla “violenza delle sedie”, come l’ha definita Brunori stesso, tanto che in fine concerto il cantante fa alzare tutti risolvendo finalmente il conflitto. Per questo, l’azienda Brunori Sas è indiscutibilmente prima di tutto una grande famiglia che sa bene come comportarsi ai ritrovi con l’innumerevole parentado. Mani sul cuore a dire grazie e occhi che luccicano.

E se Brunori è amore, conforto, familiarità, Brondi è al limite del misticismo. Sotto al palco un’adunanza di ragazze emozionate mi dice: “Lo seguiamo da sempre, ovunque! E’ come se parlasse di noi in ogni canzone”.

I testi sono salmi scanditi a ritmo di disperazione, preghiere sgraziate per il popolo avvinto delle periferie industriali. Intorno a me volti commossi a cantare L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici, lacrime che irrigano le guance giovani durante le violente rievocazioni dei simboli di una generazione allo sbando. Per combattere l’acne, La gigantesca scritta Coop, Quando tornerai dall’estero e Cara catastrofe, i brani più suggestivi e coinvolgenti. Segue l’intensa Per respingerti in mare, che ha il sapore antico delle notti di Roma, e poi un omaggio, forse appena decontestualizzato, al maestro Battiato.

Probabilmente la location e l’arrangiamento più raffinato non sono congeniali al Brondi crudo e ruvido cui ero abituata – quello che tempo fa al Circolo degli Artisti, assieme a un grandioso Canali, urlava sopra allo stridore degli amplificatori violentati – ma il ragazzo si riconferma un piccolo dio trascinatore che porta in sacrificio la speranza di un futuro irrealizzabile ma sempre desiderato, quasi per sopravvivenza. Mira dritto allo sterno e in un attimo strilla una confessione unica, vivida e comune a tutti: echi dal suo intero repertorio assemblati in una nenia furiosa e senza pause. Si crea un’ampolla ipnotica il cui incantesimo è rotto solo dal nervoso incedere dello stesso Brondi che fa tremare le assi del palco.

Criticabile, discutibile, ripetitivo ma in grado sempre di toccare lì dove fa più male, di scuotere il ricordo di una realtà che aliena ma che ancora no, non anestetizza del tutto le sensazioni.

A fine concerto Brondi porta il silenzio. Si avvicina al pubblico per una chiusura senza microfoni. Per non spezzare l’attesa estatica un ragazzo mi chiede di fargli un po’ di spazio soffiandomi sul collo, senza parlare. L’atmosfera è quella di un tempio.

:: giulia

Soluzioni Semplici Festival is officially over after a 5-day intense music feast at the scenic Casa Del Jazz in Rome. And now we can gather thoughts and images about the festival, and see the whole event through the eyes of our “frestyl reporters”. Following the suggestion of the organizers of the festival, we’ve selected not just one but TWO talented writers for each night, so that we could get different perspectives on the same show. So this is a little experiment we’re doing here.

Below is the first review (in Italian!) of the first day of the festival, featuring Brunori SAS and Le Luci Della Centrale Elettrica (1st july), written by Giuseppe Zingaro. Giuseppe is studying Economics in Rome but he’s also a musician, heading a collective called Sounds NotNotes. And, of course, he loves writing!

Soluzioni Semplici Festival – Day 1: Brunori SAS & Le Luci Della Centrale Elettrica. Recensione e foto di Giuseppe Zingaro

Entro nel giardino all’ombra delle mura aureliane quando la serata sta per entrare nel vivo. La fila è ancora lunga fuori dal cancello. Una lenta processione che si dirige al palco. Ho giusto il tempo di scattare la prima foto malriuscita, che una voce calabrese al microfono richiama l’attenzione. La Brunori SAS saluta il pubblico e si prepara per lo show.

Tira un’aria intima sul prato, dove noto la prima particolarità inaspettata: davanti al palco ci sono schiere di sedie perfettamente simmetriche. Infondo siamo alla Casa del Jazz. Dario Brunori comincia all’imbrunire, mentre le ultime file si stanno ancora popolando. Comincia come il suo ultimo album, con Il Giovane Mario, ma lo fa con la chitarra invece che col pianoforte. Da subito tutti sono rivolti verso di lui con un’attenzione che mi ha sorpreso. Una di quelle che non si vedono spesso ai concerti, soprattutto nei locali affollati. Dopo l’inizio di chitarra e voce, la scaletta prende piede con un tuffo nel disco precedente. Chi non è seduto si accalca ai lati delle sedie.


Brunori SAS sul palco della Casa Del Jazz

La sensazione è che molti di quelli che sono qui siano venuti per lui, Dario Brunori con la sua società in accomandita semplice. Seguono in scaletta le canzoni del disco nuovo, che quasi tutti già conoscono a memoria. Il concerto si fa emozionante. A questo punto, lo ammetto, ho pensato che avrei scritto una recensione un po’ noiosa perché tutta “pace e amore”, ma l’allegria che trasmette quest’uomo mentre racconta di disavventure e di poveri cristi (il nome del suo album) è disarmante. La sua è una scrittura semplice ed efficace, certo a tratti può essere accusato di un certo manierismo, ma si tratta di canzoni. Di certo ha dimostrato di essere un autore vero pubblicando un secondo album così inaspettato. Uno dopo l’altro i nomi che hanno fatto grande il cantautorato italiano rivivono nelle melodie e negli arrangiamenti del trentatreenne calabrese. Durante il concerto mi guardo attorno e, nonostante la folla, mi chiedo dove siano tutti i ragazzotti di paese luciobattistiani che mi deridevano perché compravo i dischi degli Iron Maiden. Forse sono al concerto di Vasco Rossi (stessa sera allo stadio olimpico). Magari è meglio così, che se Brunori dovesse arrivare a tutti, che è un po’ lo scopo del gioco, questi indie-boy che ora lo osannano finirebbero per sparare a vista.

Il concerto di Brunori SAS finisce tra sorrisi, standing ovation e applausi. Mi dirigo verso i banchetti di dischi e magliette per dare un’occhiata e raccolgo un po’ di pareri sul cantautore calabro appena sentito. Tutti mi sembrano entusiasti e confermano di essere venuti qui per lui.


Le Luci Della Centrale Elettrica al Soluzioni Semplici Festival

Dopo un rapido cambio palco è la volta del famoso, ultimamente famigerato, Vasco Brondi (Le Luci della Centrale Elettrica). La luce si abbassa, i toni diventano freddi. Il concerto inizia con Cara Catastrofe. Molte persone decidono di migrare alla volta dello spillatore. Probabilmente hanno voglia di gustarsi il cinismo decadente del ferrarese con una birra fresca tra le mani, probabilmente no. In realtà sono tanti quelli che rimangono e altrettanti quelli che si avvicinano al palco. Una specie di ricambio generazionale: l’età media si abbassa, direi. A differenza di Brunori SAS non è la prima volta che ascolto Le Luci Della Centrale Elettrica. Questa volta devo ammettere che mi ha piacevolmente sorpreso il sound un po’ più limpido del solito. Anche se è dall’inizio della serata che mi lamento del volume generale basso. Infondo siamo alla Casa Del Jazz II. Vasco Brondi prosegue con la sua scaletta, ma faccio fatica a distinguere le canzoni del primo album da quelle del secondo (praticamente identici). Gli affezionati però ci sono, cantano a squarciagola e non sono pochi. Almeno qui non vale la regola della moda della musica italiana: se al primo giro (disco) sei il giovane talento redentore, al secondo devi morire crocifisso.


Brondi & Co ringraziano il pubblico

Il concerto finisce con un unplugged. Vasco Brondi raccoglie i musicisti al centro del palco e, nel silenzio religioso dei fan in prima fila, con chitarre acustiche e zero microfoni, saluta e ringrazia.

Sotto le stelle cadenti, tra amici e mura antiche di Roma… finisce così la prima serata della prima edizione di Soluzioni Semplici.

:: giuseppe

frestyl has recently launched a few contests for becoming our reporters for the festivals and events we have a partnership with. Of course we’ve only chosen super-duper cool events, and we’ve offered entrance+press pass to the winners of such contest, and the opportunity to write a review of the event on this blog.

We’re excited to introduce the first review, done by MI AMI contest winner Tommaso Bertelli, already collaborating with the webszine Osservatori Esterni. We’ve chosen our MI AMI reporter based on the music event reviews participants have submitted, and we’ve chosen Tommaso because he was able to not only talk about the music but also the overall atmosphere of the concert itself. And we wanted to convey the atmosphere of MI AMI, which is a pretty peculiar music festival, as it mainly showcases emerging Italian musicians but is becoming increasingly popular and attended.

So below is Tommaso’s review of the first day of the MI AMI festival. In italian, of course, and with pictures taken by him during the show.

Recensione del primo giorno del MI AMI 2011: 10 giugno – by Tommaso Bertelli

Arrivo al Magnolia e resto fermo in macchina col sospetto di aver guidato troppo lontano. Fuori vien giù un’acqua allucinante e mi sorge il dubbio di trovarmi in un paese a caso del Sud-Est asiatico durante la stagione dei monsoni. Nuvole chiare provenienti dalla città mi convincono a concedere tempo al tempo e aspettare un paio di minuti prima di uscire dall’abitacolo.

Quando entro al MiAmi non c’è ancora quasi nessuno e i ragazzi dell’organizzazione sono impegnati a scrollarsi l’acqua di dosso e soprattutto dagli impianti. Il palco Pertini sembra abbastanza a posto e stanno già togliendo i teloni protettivi, pronti per il primo live. Il palco collinetta, invece, se l’è vista brutta e i tecnici stanno urlando contro il cielo. La corrente è saltata e non si sa se si potrà suonare.

L’acqua è e sarà la costante del festival. Mi prendo la prima birra e, grazie al braccialettino speciale, mi piazzo sotto il palco, davanti alle transenne, per il live dei Deluded By Lesbians che hanno l’onere e l’onore di essere i primi a suonare. Dopo di loro tocca a The Hacienda, con il cantante che ricorda Liam Gallagher nell’aspetto (capello a caschetto ed eskimo compreso) e il classico indie rock inglese nel suono. No buono!


Il Mi Ami wet-style ricorda un po’ il mitico Glastonbury (anche se gli italiani non sono così a loro agio tra pioggia e fango!)

Ma ecco che improvvisamente il sottopalco si popola, non eccessivamente sia ben inteso, lo schifo di tempo e l’ora presta non consentono ancora grandi folle, ma diciamo che a cinquanta-sessanta persone ci siamo. È il momento dei Fine Before You Came che infiammano il MiAmi, per il primo vero grande momento del festival. Cantano e suonano più sul pubblico che sul palco, in una session di body surfing che coinvolge tutti i membri della band e i rispettivi strumenti (batteria esclusa). Seconda birra.


Rock’n Roll-style: i Fine Before You Came suonano in body surfing

Non sapendo neanche bene come mi ritrovo dietro al palco, nel backstage, insieme alle band in attesa di suonare. Scambio due chiacchiere con gli EgoKid in attesa che dall’altra parte del parco la situazione migliori, il palco collinetta è messo ancora male e il ritardo si accumula. I Massimo Volume sono a due passi da me che si riposano, mangiano e si concentrano per il live. Incrocio lo sguardo con Vasco Brondi (lui “è” Le Luci Della Centrale Elettrica n.d.r.) e tento telepaticamente di comunicargli tutto il mio disprezzo. Lui, forse, capisce e distoglie lo sguardo. So già che è impossibile avvicinarlo visto che si è premurato di far sapere a tutti che lui, manco fosse Mick Jagger, foto e interviste non ne fa… Quando sale sul palco ammorba il pubblico, non dico altro. Facce annoiate ovunque.

Guadare il parco per raggiungere l’altro palco è impresa ardua e complicata, soprattutto se non si hanno le scarpe adatte. È come se avessi ai piedi delle ballerine di tela! Passo attraverso l’area degli stand e delle bancarelle e nel frattempo scende il buio. Anche sul piccolo palco è arrivato il momento di suonare e la voce di Denise è una bella sorpresa. L’atmosfera è più intima e la scaletta delle performance preparata dagli organizzatori rispetta la concezione più personale di questa parte del festival.


Denise sul palco del Mi Ami, per la seconda volta

Il continuo passare da un palco all’altro mi provoca una strana forma di schizofrenia che curo con una nuova birra e un panino con la salamella, immancabile cibaria da concerto, da festival in particolare…
Faccio appena in tempo a ingoiare l’ultimo boccone che è il momento forse più atteso in questa prima giornata di MiAmi: è il momento dei Massimo Volume che in un’ora regalano niente meno che emozioni. Poco altro da dire su di loro. Emozioni.


Massimo Volume: una band che in Italia ha fatto storia

Ultima botta di bipolarità e mi riporto al palco Collinetta per il set dei Mariposa, che con il solito look allucinato di Enrico Gabrielli e Alessandro Fiori propongono i pezzi dell’ultimo splendido disco per una degna chiusura di prima serata.

:: thomas mann

PS: Tutte le foto di Mi Ami scattate da Tommaso le trovate QUI

Like all viral phenomena, a name, a logo and a link shortened to circulate around the web, people had no idea what it was about, but it was spreading, especially within the Italian music environment, and in no time the Facebook page of Soluzioni Semplici (Simple Solutions) had thousands of fans. Just a little while later we found out what the buzz was all about: Soluzioni Semplici is the web TV of Circolo degli Artisti, perhaps the most famous music venue in Rome. A web TV focused on emerging music (mainly Italian) that, in the space of a few months, has already done dozens of interviews and reports, all hosted on its website.


Soluzioni Semplici interview with the new Italian music phenomenon I Cani

And now to properly celebrate a brilliant start, Soluzioni Semplici is organizing a 5 day festival in Rome, at Casa del Jazz, with the best names of the current Italian music landscape, such as Brunori S.A.S, Marta sui Tubi and Le Luci Della Centrale Elettrica and a foreign special guest, Joan As Police Woman. frestyl is supporting the festival, and we’re also launching a new contest to become an official frestyl reporter with not one but two winners per night.

Participating in the contest is super easy, all you have to do is fill in this form and submit a review of a music event you’ve recently been to. We’ll select the best submission and the winners will receive a press pass & ticket to the festival, and the opportunity to guest write a review on our blog!


Graphic for the Soluzioni Semplici Festival

Italian version!

Negli ultimi mesi nel circuito musicale italiano di addetti e non è girato, in forma virale, un nome, un logo, un sito che ha pian piano attirato l’interesse del pubblico: Soluzioni Semplici. E come tutti i fenomeni virali di successo, in pochissimo tempo, la pagina Facebook aveva già migliaia di fan, e ancora c’era mistero su cosa davvero fosse questo nuovo progetto. Poi il sito viene lanciato, e si scopre che Soluzioni Semplici è la nuova web tv del Circolo degli Artisti, uno dei locali di musica dal vivo più famosi di tutt’Italia, che già in pochissimi mesi ha sfornato una quantità incredibile di video incentrati sulla musica, con interviste, reportage etc. Un sito giovane, ben curato, che ben rappresenta la voglia di fare di chi vuole svecchiare un po’ questo paese ammuffito.

E per celebrare e rinforzare il successo del progetto, Soluzioni Semplici ha organizzato qui a Roma, alla Casa del Jazz, un festival della durata di 5 giorni (1-5 luglio), che ospiterà alcuni dei nomi più in voga del panorama italiano musicale, da Brunori S.A.S alle Le Luci Della Centrale Elettrica, da Babalot al nuovo fenomeno I Cani, e un ospite internazionale d’eccezione, Joan As Police Woman.


Marta Sui Tubi a Soluzioni Semplici

Non solo frestyl supporta il progetto e il festival, ma offre anche, grazie a Soluzioni Semplici, la possibilità di diventare “frestyl reporter” per tutte le date del festival. Non uno ma due saranno i vincitori di questo contest, per cui basta compilare questo form, includendo una recensione di un evento musicale. Se volete andare al festival (e noi lo consigliamo vivamente!), e avere un press pass e la possibilità di scrivere una recensione per noi, questa è la vostra possibilità!

:: the frestyl team