Archives for posts with tag: milan

No we haven’t forgotten the last day of the Mi Ami festival. We’ve previously said that the winner of our “become frestyl reporter” contest, Tommaso Benelli, couldn’t attend the third date of the festival, but we did nonetheless find a great reporter for such date, Christian Cannavò. Christian is a journalist from Sicily who’s also very involved in the music world as he organizes events and attends all kinds of festivals in Italy and abroad. He participated to our contest, and although he wasn’t selected as the winner, we liked very much the review he submitted so we decided to involve him for Mi Ami as well. And that was totally a good idea. Check below for his review, in Italian, of course!

Recensione del terzo giorno del MI AMI 2011: 12 giugno – by Christian Cannavò

12 giugno 2011 : Giornata conclusiva del MiAmi.
Alle 15 di domenica 12, a bordo della navetta Jack Daniel’s, ad accompagnarci, assieme all’autista vi è anche l’intenso calore del sole, timidamente in disparte nei primi due giorni, pronto ad irradiare le note musicali dell’ultima intensa serata della kermesse.

Un velo di tristezza nel varcare il cancello d’ingresso, mi ci stavo abituando all’aria piacevole del MiAmi, alle chiacchiere con i tanti musicisti ritrovati e alle strette di mano sincere con i nuovi appena conosciuti, ma lungo il percorso con il fitto programma tra le mani, il velo svanisce per lasciar spazio alla musica, alla tanta e bella musica che aleggerà nel parco del Magnolia.

Birra fresca in una mano, macchina fotografica nell’altra e via con le spole continue tra Collinetta e Palco Pertini in cui spiccano le prime t-shirt Verdena sulle schiene dei giovani fans. Set intimo chitarra e voce per Marie Antoniette, da una parte, il post rock d’autore per i ManzOni dall’altra. Timida e dalla voce spezzata dall’emozione la prima in veste solista, intensi come un pugno nell’anima i secondi. Se i ManzOni mi avevano colpito al primo ascolto, dal vivo mi hanno decisamente conquistato, con l’alienazione e la storia vissuta dei testi perfettamente appiccicati al tappeto sonoro espresso sul palco.

E’ tempo d’indossare il braccialetto e di appostarsi sotto palco per una “vecchia” conoscenza, si rimane al Pertini, si rimane per accomodarci sulle note dei Plastic Made Sofa. C’era molta attesa per il gruppo bergamasco, tra le rivelazioni del 2010. Piccoli problemi tecnici e l’orario ne hanno però condizionato leggermente la performance, un po’ sottotono, in cui è venuto a mancare l’input della band, per “sporcare” ulteriormente l’energia dei brani ben suonati ma un po’ troppo puliti.

18.20 Jacqueries e Bob Corn … scelta dura, si opta per la par condicio, con peso della bilancia leggermente a favore del cantautore modenese. Due facce differenti della stessa medaglia pop, la freschezza degli esordienti e convincenti Jacqueries di Roma, contro il fascino, la malinconia ed i racconti musicati di Tiziano Bob Corn. Perché un concerto di Bob Corn è riduttivo definirlo tale, è un film senza immagini dei suoi viaggi per gli States o per la Sardegna, sentirlo parlare, pause e risate comprese sorseggiando vino rosso “mi piace il vino rosso, ma anche il bianco mi piace molto”, aggraziato dall’accento emiliano, è una delizia, il pubblico incantanto, persino il cantautore meravigliato di trovarsi innanzi una Collinetta strapiena e silenziosa. La giusta atmosfera spezzata unicamente dai lunghi e sentiti applausi e dal passaggio degli aerei … Finale di set a sopresa, con Tiziano inghiottito tra la gente, per gli ultimi 2 brani, cantati senza microfono, mentre i Green Like July allestivano il proprio palco. Indubbiamente uno dei migliori dell’intero cartellone, il più vicino al cuore della gente, perché far musica è bello, ma suonarla piano lo è di più.


Bob Corn canta tra il pubblico della collinetta

Non c’è tempo per i Green Like July, sul palco del Pertini sono saliti i Young Wrists, giovanissima realtà che ha raccolto in pochissimo tempo numerosi consensi, col decadentismo ann’80 di cui sono impermeati i brani contenuti in We were young and beautiful, disco d’esordio dello scorso anno. Smessi i panni folk di Marie Antoniette, Letizia imbracciata la chitarra elettrica e indossata un’altra accattivante mise, ha dato voce e concretezza del valore e della freschezza della band .


Letizia si sdoppia al Mi Ami tra i suoi due progetti Marie Antoniette e Young Wrists (con cui suona nella foto)

Avrei voluto complimentarmi con tutti i musicisti, argomentare sulle performances e sui dischi, ma il Miami entra sempre più nel vivo, aumentano le presenze, aumenta il livello artistico e “le nostre ore contate” scorrono via velocemente. Ad attendermi in Collinetta i Bartòk, rivelazione indie di ieri e certezza di oggi. Varesini ipnotici, affascinanti che con violoncello, campionatori, basso, tastiere, batteria e strumenti vari, reminiscenze loureediane, hanno inondato il pubblico di schizzate blues, jazz, rock minimalista. Con la voce scura e profonda e le movenze ammalianti, Roberto Binda ha attratto a sé, come calamita l’attenzione di tutti i presenti.

Un nuovo conflitto mi attanaglia: seguire il mio cuore che da buon siciliano scalpita per Cesare Basile o assistere al primo concerto dei misteriosi I Cani? Non c’è soluzione bipartizan, scelta secca: Cesare Basile, accompagnato da Enrico Gabrielli (Mariposa, Calibro 35).


Cesare Basile sul palco del Mi Ami

Esempio assieme a Marco Parente per le giovani bands, cantautore che come pochi graffia, scuote, culla. Dopo un lungo percorso artistiche lungo l’asse Milano-Roma-Berlino, ha deciso di scommettere sull’immensa e attiva realtà musicale siciliana, mettendoci cuore, faccia e sudore sposando il progetto del collettivo artistico de L’Arsenale. Eccome se hanno emozionato e graffiato le tracce dell’ultimo disco Sette pietre per tenere il diavolo a bada, in cui tra i brani, si respira pesantemente il pentrante odore di Sicilia. Un set scivolato via troppo in fretta al crepuscolo, ma non privo d’energiche suggestioni.
Ironicamente, cala il buio sul Magnolia, ma si accendono le luci per Il Buio sul palco, ultimo gruppo in main stage, prima degli attesissimi Verdena.

La personale delusione di giornata, in 3 giorni, solo 2 gruppi non mi hanno convinto, e purtroppo uno di questi sono proprio i tanto acclamati ed osannati Il Buio…, un ascolto senza emozione alcuna, energia non pervenuta, poco convincente il vocalist, su disco la band vicentina mi aveva suscitato ben altre sensazioni, tuttavia non una bocciatura, solo rimandati ad altra occasione, sperando che mi sia soltanto sbagliato.

Ed è subito sera … il festival è nel clou, l’attesa per gli headliner di giornata è altissima, non c’è un buco libero, location gremita come non lo è stata per Massimo Volume e Casino Royale, e persino la Collinetta Jack è gremitissima per gli altri headliner: Non voglio che clara. Due concerti per tutti i gusti: da un lato l’energia sudata degli ormai consolidati Verdena, all’esordio al Miami – dall’altro, il pop d’autore dei “Clara”, ciliegina sulla torta di un’interessante degustazione e giusta chiusura del secondo ma non meno importante palco del Festival.

Ma 20 e significativi minuti di ritardo sulla scaletta, mi permettono di assistere unicamente al brano d’apertura prima di scappare ed arrivare a fatica sottopalco per il terzo e quarto brano dei Verdena, ultimi due disponibili per le foto. Tra una raffica e l’altra di foto, sono stato colpito dalla potenza scenica e live.


Verdena in tour (de force) con il nuovo album doppio WoW

Percezione smarrita e dilatata nelle retrovie nel proseguio del live.
Non il Caos strisciante da pogo consueto dei loro concerti per via della tanta gente, entusiasmo e calore hanno accompagnato la band per tutti i 90’ di concerto . Scaletta incentrata sui tantissimi brani di Wow, da Scegli Me, Per sbaglio, Tu e me, canzone ostinata, alle cigliate di Razzi arpie inferno e fiamme, solo alcuni tratti dal doppio Lp idolatrato da pubblico e critica, per molti il capolavoro ed il disco della maturità, alternati ai classici Phantastica, Angie, il Gulliver, Valvonauta, del repertorio. Roberta ed Alberto, due leader da palco, Alberto tra tastiere e chitarre, a cantar ad occhi chiusi, Roberta a scuotere perennemente basso e capelli, saltellando da una parte all’altra, poche parole, pochissimi ringraziamenti, non c’è tempo per le chiacchiere ma solo per la musica.

I Verdena stanno iniziando a scrollarsi di dosso la nomea di “Nirvana italiani” e dalle sonorità che comunque non potevano scalfire né paragonarsi al mito grunge, per un nuovo percorso stilistico maggiormente indecifrabile, dai testi perennemente no sense (per molti la peculiarità della band, personalmente un limite) tessuti in melodie estremamente violente o sorprendemente delicate. Tessuti su misura sulla pelle del caloroso pubblico che li ha applauditi a lungo.


Roberta dei Verdena suona davanti al numero massimo di persone che il Mi Ami ha contato per un singolo concerto durante questa edizione

Il mio primo MiAmi, di sicuro non l’ultimo, un’isola felice “indipendente”e incontaminata dal tritacarne musicale propinatoci ogni giorno dai mass media, moltitudine e sfaccettatura delle tante realtà underground, punta dell’iceberg della calda fucina rock pop indie folk, chiamatela come volete, che sforna talenti da nord a sud dello Stivale.

:: christian

Advertisements

frestyl is back from MI AMI, the most famous festival of independent Italian music. Last year we went to check out the scene and talk with some of the bands and record labels. This year, we went official and had a frestyl stand with an astonishing banner, plenty of frestyl schwag (t-shirts, pins and good looking flyers) and of course our charming presence 🙂

Lots of talking, good feedback, good weather (apart from the clouds of dust), beers and nice stand neighbors (thanks to Teo from Aiuola for the fun and “technical” support, the guys at Sounday for the ideas and the collaborative mood, and the guys at Schiaffo Edizioni for the entertainment). And a big thanks to everyone who stopped by!!

Just a little less of the music compared to last year (you can’t have everything right?). But we got there just on time to see LE-LI performing, the amazing folk/experimental band that will play at the frestyl showcase, Italians do it Live in NYC later this month. The second day was musically more intense, as we were able to see reggae-girl Mama Majas, who sings in a mix between Jamaican and Pugliese and captures you with her energy. We then saw bits of the very good math rock group Aucan, the experimental Ex-Otago, the surf band Ronin (who look like heavy metal guys but are very chilled out!), the always excellent …A Toys Orchestra and last but not least The Zen Circus (one of my fav Italian bands that I’ve been wanting to see for ages!) with Nada as a special guest. But only if you’re Italian, you’ll understand what that means! (I’m not sure @deadroxy appreciated as much as I did, indeed!). The third day was a bit musically scarce but I was very happy to see Brunori Sas (someone I’ve been hearing about a lot but never got to see live!), who pulled together an outstanding live show, very different from the (also fantastic) album he released last year.

That’s it from MI AMI – stay tuned for some news about the frestyl showcase in NYC!

:: karmanet