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The third date of Soluzioni Semplici Festival was quite a rich one. A music-packed day with nearly 10 bands on stage, including A Classic Education, I Cani and Pan Del Diavolo. Here comes the first review, written by frestyl reporter Alessandra Buscemi. Alessandra has studied Fashion Design and is now looking for a job. In the meantime, she enjoys going to lots of concerts and showing her friends new music horizons. I would do the same, honestly.

Soluzioni Semplici Festival – Day 3: A Classic Education, I Cani, Pan Del Diavolo, Alessandra Celletti, Cat Claws, The Jacqueries, Carpacho & Babalot. Recensione e foto di Alessandra Buscemi.

C’è un modo migliore di scoprire musica se non ascoltandola e vedendola direttamente live? Secondo me no e in questa terza giornata del Soluzioni Semplici Festival posso dire di averne scoperta più di quanto immaginassi.

Suonano ben otto gruppi dei quali sei di questi per mia, diciamo, “pigrizia” per un motivo o per l’altro non mi sono soffermata ad ascoltare oltre al nome. Quindi oltre ai nomi dei gruppi le scalette delle canzoni dei primi 6 gruppi purtroppo non ve le so dire (anche per mia poca memoria se ne hanno nominata qualcuna).


Babalot

Alle 17.20 aprono i Babalot che riescono a scaldare bene l’atmosfera, anche se c’era ancora poca gente e quel poco era come intimorita ad alzarsi dalle sedie e andare sotto al palco per gustarsi anche un po’ meglio la band. Cantano quelle poche canzoni, (tra quelle che riesco a ricordarmi ci sono Dante e Maggio) quando già arriva il momento dei saluti per cambiare strumentazione sul palco e far salire un altro gruppo, i Carpacho! Altra band che sa scaldare bene il pubblico e i suoi fan, che ancora rimangono seduti sulle loro sedie cantano a tutta voce le loro canzoni tra le quali Il Reale Mi Dà L’Asma chiudendo con l’omonima C.A.R.P.A.C.HO. dove il fiato dei fan nel ritornello si fa sentire tutto e ricordano per chi non li conosceva che potevano trovarli in giro e che non erano i camerieri!


Carpacho!

Scendono i Carpacho! ed è tempo di un altro cambio palco.
Sono da poco le 18:45 circa e salgono sul palco i Cat Claws capitanati questa volta da una cantane vestita di bianco con pois neri e una parrucca rosa, che finalmente riesce a smuovere il pubblico (che pian piano aumenta) e a farlo andare sotto al palco a scaldare anche le articolazioni! Cantante molto carismatica che tra una canzone e l’altra ogni tanto imbraccia una chitarra e ad un certo punto si toglie la parruca per continuare a cantare al naturale.


Cat Claws

Ma sì sa quando ci si diverte il tempo passa velocemente e finisce anche il loro tempo del concerto per far spazio ai The Jacqueries, gruppo che riesce a far tenere bello movimentato il pubblico anche grazie al coniglio che dal palco scende giù per farlo pogare. Tra le loro canzoni spicca anche una bella cover di I Try di Macy Gray riadattata al loro sound ma che risulta (a mio parere) molto più piacevole dell’originale!


The Jacqueries

Con il finale dei The Jacqueries si avvicina il tramonto e anche l’ora dell’aperitivo e come farlo al meglio se non seduti ad ascoltare Alessandra Celletti e il suo pianoforte? La Celletti e il suo pianoforte inaugurano anche la durata più lunga delle performance con ben un’ora di suonato. Tra una canzone e l’altra si sente il pubblico urlare vari “brava” tutto meritatissimi!


Alessandra Celletti

Dopo la sua ora è come se ci risvegliasse da un bel sogno, dal mondo parallelo dell’onirico.
Comincia a calare la notte e seguono a suonare gli A Classic Education. Il pubblico torna a cantare sotto il palco per goderseli al meglioe tra le loro varie canzoni spunta una bellissima cover di Elvis: Crow Fish. Qualche altra canzone per gli A Classic Education ed arriva il tempo di un nuovo gruppo.


A Classic Education

Salgono sul palco I Cani, che sono reclamati a gran voce dal pubblico. Salgono sul palco con una busta di carta per mascherare il loro volto e non farsi riconoscere, partono con la strumentale Theme From The Cameretta ma appena finita si tolgono le buste dal volto e c’è una piccola sorpresa, salgono sul palco i veri Cani che cominciano a cantare Le coppie. Il pubblico, che dal pomeriggio è aumentato, non fa altro che ballare e cantare accompagnandoli parola per parola, canzone per canzone. Il live dura fin troppo poco e il gruppo chiude con Velleità.


I Cani

I Cani scendono dal palco e subito il pubblico li reclama a gran voce ma purtroppo non c’è nulla da fare, il cambio palco si sta già effettuando lasciando spazio all’ultimo gruppo della serata: Il Pan Del Diavolo.

Sono le 23:10 quando salgono sul palco e in questa data non sono in due ma bensì in tre! Alessandro (voce, chitarra e grancassa) e Gianluca (chitarra dodici corde) sono accompagnati alla batteria da Umberto Giardini (Pineda, Moltheni) e partono subito con Il Mistero Dello Specchio Rotto ma già alla fine della seconda canzone Coltiverò L’Ortica l’ospite alla batteria se ne va per lasciare il gruppo alla formazione originale. La gente canta a squarciagola tutte le canzoni e chi non li conosceva aveva espressioni di stupore ma li accompagnava piacevolmente con il battere delle mani a tempo della grancassa.
Il concerto continua ma il gruppo a qualche canzone vede rientrare a qualche canzone l’accompagnamento di Umberto Giardini come in Bomba Nel Cuore e nel finale di Farà Cadere Lei che lo trasforma in qualcosa di più emozionante e ritmato di quanto non sia già di suo.

E’ finito il concerto, Il Pan Del Diavolo scende dal palco e il pubblico reclama a gran voce la canzone Africa, ma non c’è nulla da fare i tecnici stanno già portando via la strumentazione. Un po’ di pubblico si ritrova nel retro del palco per congratularsi con il gruppo e farsi fare autografi, ma non c’è via di uscita, il pubblico vuole Africa e riescono a convincere Gianluca ad andare a prendere la chitarra e ad Alessandro a intonarla accompagnato da quel poco di pubblico, il che a reso il tutto ancora più piacevole!

Una gran bella giornata di buona musica da scoprire e ascoltare con il cuore e con passione che difficilmente si cancellerà dalla memoria.

:: alessandra

And right away, here comes the second review of the second day of Soluzioni Semplici Festival. This time the concert of Valentina Lupi and Marta Sui Tubi is described through words and pictures by frestyl reporter Francesca Tavera. Francesca is finishing up her Communications degree in Rome, rarely misses a gig and wants to become a music journalist.

As we previously said, our choice of having 2 reporters per night is a little experiment aimed at showing different perspectives on a single music experience. Enjoy.

Soluzioni Semplici Festival – Day 2: Valentina Lupi e Marta Sui Tubi. Recensione e foto di Francesca Tavera.

Sabato 2 luglio ho assistito ai live del Festival Soluzioni Semplici, che prevedevano sul palco Valentina Lupi e i Marta sui Tubi. Arrivo con un largo anticipo, che mi permette di girare un po’ e godermi l’atmosfera intima e pacifica, aiutata anche dal tramonto e da un’aria ventilata.

La gente passeggia e chiacchiera in attesa dell’inizio dello show, e Valentina Lupi e la sua band si inseriscono perfettamente nel clima che si è creato, iniziando quasi in sordina il loro show.

Vincitrice del concorso musicale “Primo maggio tutto l’anno” 2007, quest’artista, dalla voce particolare, ma perfetta per La Casa del Jazz, grazie al suo timbro graffiato con delle affascinanti tinte soul, presenta in quest’occasione il suo secondo album Atto Terzo, più movimentato del primo Non Voglio Restare Cappuccetto Rosso, ma sicuramente altrettanto intimo e con testi che denotano, ancora una volta, un desiderio di riscatto.

La sua scaletta alterna pezzi lenti e riflessivi e altri arrabbiati o ironici, ma sicuramente più movimentati, come l’interessante Non è cambiato nulla o la rock Io e le tue parole, che le permettono di attirare l’attenzione di un pubblico un po’ distratto e in attesa dei Marta sui Tubi, che però risponde bene e raccoglie volentieri l’invito di alzarsi dalle sedie situate sotto il palco, cosa che né pubblico né artisti hanno gradito.

Degna di nota e commovente l’interpretazione, poco prima di lasciare il palco, della canzone Cristo al mandrione, scritta da Pier Paolo Pasolini per Gabriella Ferri; un’omaggio a Roma molto sentito e molto apprezzato dal pubblico, che si ferma in silenzio per qualche minuto, ringraziando poi con un lungo applauso.

Alle 22 è il momento più atteso della serata: i Marta sui Tubi salgono sul palco, ma senza strumenti, smorzando subito gli applausi e chiedendo silenzio al pubblico.

Giovanni Gulino legge, con voce un po’ incazzata e un po’ commossa, il comunicato stampa rilasciato dagli amici di Alberto Bonanni, il musicista aggredito il sabato precedente a Roma, a Rione Monti e che si trova tuttora in coma. Tiene a sottolineare che Alberto, al contrario di quanto hanno scritto molti giornali, non è morto, e quindi, al posto del solito minuto di silenzio, con una rabbia contagiosa, chiede al pubblico un minuto di casino totale, aiutato dal suo gruppo che con chitarra, batteria, e amplificatori al massimo, rende a noi il compito molto più semplice. E’ un minuto di applausi, urla, salti e vero casino, ma partecipato e sentito.

Nemmeno il tempo di lasciarci respirare, che il concerto inizia subito con La Spesa, che scatena una piccola rivoluzione che fa si che, finalmente oserei dire, le sedie vengano definitivamente abbandonate, e si crei una piccola folla di gente danzante sotto il palco!

Interessanti i pezzi del nuovo album Carne Con Gli Occhi, come La Canzone Del Labirinto, Di Vino e Le Cose Più Belle Son Quelle Che Durano Poco che i più affezionati conoscevano già a memoria! Esilaranti gli sketch “politicamente scorretti” su Bossi e Santanchè, che hanno trovato un pubblico abbastanza schierato, quasi completamente d’accordo, e interessanti ma un po’ troppo urlati momenti in cui il gruppo cercava di sensibilizzare il pubblico sul problema della spazzatura a Napoli e sulla disoccupazione del sud.

Il momento più emozionante del concerto, forse perché è una canzone a cui sono molto legata, è stata la perfetta esecuzione di Vecchi Difetti, che ha visto un pubblico coinvolto con qualche lacrima sparsa. Fantastico anche il momento in cui, consci del fatto che non siano tantissimi i siciliani a Roma, durante l’esecuzione di Muratury, Mattia Boschi solleva un cartello “fai da te” con su scritto il ritornello “Prima era zita cu sbirro ora sugnu zita cu un muratury”, che il pubblico canta a squarciagola.

Dopo Amore Amaro, e una pausa prima del bis sempre “politicamente scorretta” il concerto finisce, dopo quasi due ore, con un paio di canzoni dell’album nuovo, con loro che si dicono emozionatissimi per aver di nuovo suonato in una Roma che ogni volta li accoglie con sempre più pubblico, e con un pubblico soddisfatto e che li acclama per un secondo bis, però mancato.

Come prevedibile, la maggior parte delle persone erano presenti per questo gruppo che, con violoncello e strumenti acustici, sa trascinare il suo pubblico con il rock che io considero più vero, fatto con voce, pochi strumenti, ma tanto bisogno di comunicare, più che con urla e distorsioni.

Un gruppo che live non avevo ancora mai sentito, ma che sono stata contenta di scoprire anche in questa versione, e che sono certa, da oggi seguirò con molta più attenzione.

:: francesca